Esperienza culturale indispensabile

Domenica al museo gratis: da sola non basta

Domenica scorsa, come ogni prima domenica del mese, è stata attiva la campagna del Ministero dei Beni Culturali: “Domenica al museo”, per cui tutti i musei statali erano accessibili gratuitamente (hashtag #domenicalmuseo). Quest’iniziativa è stata inizialmente molto lodata, soprattutto perché rende i beni culturali accessibili a più persone e perché aumenta l’interesse nella cultura.

Ma le critiche riguardo l’uso e la gestione di queste giornate sono sempre in aumento. La giornata è piombata dal cielo, in un sistema con gravi errori di gestione e amministrazione. Inoltre si sarebbero dovuti considerare i flussi turistici che un’iniziativa del genere poteva generare, per attuare delle politiche a riguardo, per capire le conseguenze e problemi che poteva generare ma sembra che niente di tutto ciò sia stato fatto.

Ho voluto elencare brevemente i problemi più gravi che comporta l’iniziativa “domenica al museo” e presentare un case study che ci dimostra come un’altra maniera di usare gli ingressi gratuiti sia possibile.

Saturazione degli spazi.

Si continua a dire che quest’iniziativa ha dato la possibilità a molte persone di avvicinarsi ai beni culturali, ma è anche vero che questo ha implicato una forte saturazione degli spazi. E questa è una situazione che condiziona fortemente la visita delle esposizioni e per tanto l’esperienza del visitatore.

Qual è dunque il vantaggio di una visita in cui non si riesce a sperimentare niente, se non le lunghe code per fare due foto da condividere sui social? Così puntiamo solamente ad  aumentare  il turismo di massa, tempo fa avevo scritto un articolo in cui parlavo della possibilità (e necessità) di creare e rafforzare un turismo molto diverso. 

A tutto questo dobbiamo aggiungere anche il problema della conservazione, perché in molti luoghi una saturazione del genere provoca gravi rischi per il nostro patrimonio. E ciò cdomenica al museo gratis - non bastahe oggi è un rischio, domani potrebbe essere un danno irreversibile.

Senza percorso, cosa sperimentiamo durante la nostra visita?

Le domeniche al museo sono  giornate che andrebbero inserite in programmi culturali e turistici più grandi ed esaustivi. Ma questo non è stato fatto, per cui ci troviamo semplicemente con una giornata al mese che riempie alcuni dei nostri musei.

La mancanza di percorsi specifici rende addirittura banale l’ingresso gratuito. L’ingresso gratuito a un museo non è un percorso specifico, non è una politica culturale e non  valorizza la cultura. Non basta che le persone guardino un’opera, dobbiamo trasmetterla, dobbiamo renderla accessibile a tutti e la strada non è la giornata a ingresso gratuito senza percorsi specifici.

Il prezzo era costoso prima?

Innanzitutto si dovrebbe fare attenzione a un dettaglio molto importante: se i musei sono pieni perché l’ingresso è gratuito, questo è un problema. Perché questo non significa che i musei siano diventati interessanti ma che una parte della società ritiene che quel luogo culturale non abbia un valore economico.

Il Ministero per primo dovrebbe educare le persone a capire il valore intrinseco dei beni culturali per la società, ma anche quanti sforzi e soldi siano necessari per mantenere aperto un museo o per restaurare un’opera.

È chiaro che in questo senso sarebbe anche un bel aiuto se  i servizi extra-museali in molti musei fossero adeguati alle esigenze dei visitatori. Anche l’accessibilità a livello di contenuti  manca in tantissimi luoghi culturali.  Problemi che saranno risolti quando si considererà il museo come luogo di condivisione e partecipazione e non come un contenitore.

Effetti nell’offerta turistica

A livello turistico non è un’iniziativa molto interessante, innanzitutto perché si perdono le entrate economiche di turisti che erano disposti a pagare per vedere un determinato un luogo, soprattutto nei casi più conosciuti come Pompei o la Reggia di Caserta.

Dal momento che quest’iniziativa non implica un miglioramento dell’offerta culturale, nei turisti non aumenta neppure l’interesse per ritornare in quei luoghi e tanto meno per spendere soldi in servizi accessori, come i souvenir. Per ottenere questo, è indispensabile che il turista senta la necessità di portarsi qualcosa che gli ricordi l’esperienza che ha vissuto.

E per i residenti? In realtà, i residenti dovrebbero essere tratti come turisti, soltanto che a casa loro. Turisti che possono sempre venire al museo, turisti pronti per acquisire nuove conoscenze; inoltre l’investimento per farli tornare al museo è molto minore rispetto a quello per attirare turisti di altre città e Paesi.

Ma per i residenti la “domenica al museo” non ha comportato grandi benefici. La comunità locale deve aspettare un giorno al mese e  fare la fila, senza avere comunque niente di nuovo rispetto al mese precedente. Magari per loro sarebbe stato meglio pensare delle politiche culturali dedicate, che li spingessero a visitare i luoghi culturali durante tutto l’anno, anche pagando ma con costi agevolati.

Non solo parole ma fatti.

Non ho voluto fermarmi a un elenco di punti critici, ma ho contatto una realtà museale che ha sperimentato gli ingressi gratuiti, ha analizzato benefici e problemi per trovare la scelta migliore: si tratta di Parchi di Val di CorniaParchi val di cornia - Piombino

Cinzia Murolo, curatore e coordinatore museale presso Parchi di Val di Cornia, ci spiega l’esperienza della sua realtà:

“Secondo me l’ingresso gratuito finalizzato all’ aumento delle presenze è deleterio per molti aspetti. Il cittadino non percepisce che con il suo contributo mantiene una memoria comune e permette di fare economia con i Beni Culturali. Quando nel lontano 1998 abbiamo sperimentato l’ingresso gratuito domenicale una volta al mese, per l’allora neonato Parco archeologico di Baratti e Populonia, anche se riservato ai soli residenti del territorio, ci trovammo di fronte code di quasi un chilometro.

Eravamo letteralmente assaltati, con problemi di sicurezza del patrimonio monumentale e naturalistico, e sopratutto ci rendemmo conto che la maggior parte dei visitatori non era così motivato.

Studiammo allora una card, la Parcheopass, che acquistata una sola volta, ancora oggi permette a tutti i residenti dei Comuni della Val di Cornia l’ingresso gratuito al sistema dei Parchi e Musei gestiti dalla Società per cui lavoro, la Parchi Val di Cornia S.p.A. In questo modo le persone possono scegliere gli orari e i giorni a loro più consoni (pensiamo per esempio a chi come noi lavora nel settore culturale e turistico ed è quindi impegnato nei giorni festivi) e fare una visita in tutta tranquillità.

Questo non vuol dire che anche noi non offriamo ingressi gratuiti. Per il museo archeologico di Piombino, per esempio, dove lavoro dal 2001, periodicamente studiamo percorsi specifici per ogni target di età (visite a tema, animazioni, laboratori didattici, percorsi tattili e sensoriali) che offriamo gratuitamente a tutti in giorni prestabiliti, che possono essere le giornate indette dalla Regione come “Amico museo” o “Le notti dell’archeologia”, oppure legate ad eventi sul territorio.

In questo modo ci “fidelizziamo” chi pensa che un museo, senza nuove esposizioni, non merita più di essere visitato, mentre sappiamo che invece nasconde sempre nuove storie e spunti di riflessione, anche sull’ attualità.

Occorre solo che chi ci lavora non fermi la ricerca e la sappia comunicare adeguatamente.

Un’altra realtà è possibile.

Cinzia Murolo ci ha spiegato come è possible un approccio metodico e professionale all’ingresso gratuito e come questo può portare ottimi risultati. Ma tutto questo è possible se gli ingressi sono inseriti in un programma più ampio che veda questi eventi come momenti puntuali e non come il punto di forza per attirare i visitatori.

Sito Web:  Parchi Val di Cornia

Pagina Facebook: Parchi Val di Cornia