Marketing Emozionale e Brand Activism - articolo di Veronica Ramos

Marketing Emozionale e Brand Activism: tutto sta cambiando

Le emozioni sono parte degli esseri umani da sempre, è nella nostra natura provare sensazioni che condizionano la nostra realtà e i nostri comportamenti. In passato le emozioni non erano al centro dei discorsi culturali, economici o politici e la maggioranza considerava le emozioni come debolezze, la ragione aveva preso il sopravvento su tutto.

Questa situazione si rifletteva anche nel mondo del marketing dove le persone non erano al centro delle strategie, soltanto il posizionamento del prodotto era importante: si presentava il prodotto come la scelta migliore da fare.

Invece negli ultimi anni tutto è cambiato, le persone e i loro sentimenti sono al centro dei discorsi. Se sentiamo sempre parlare di “storytelling” è perché sono le storie (e la Storia) a farci emozionare e a coinvolgerci al punto da considerare giusto acquistare un certo prodotto.

Ma in un mondo in profondo cambiamento dove le disuguaglianze, il clima e la povertà diventano sempre più importanti nei nostri pensieri, le emozioni vanno legate anche alle prese di posizione, non esiste un futuro senza prese di posizione.

Brand Activism: è ora di prendere posizione

Il mondo del marketing e della comunicazione sta capendo sempre di più questa nuova realtà e così il marketing emozionale e il brand activism stanno diventando sempre più importanti.

Si parla spesso di come i social media abbiano stravolto la forma di fare marketing, mettendo al centro l’utente che così è diventato un soggetto attivo. Questo ha costretto le aziende a creare relazioni per poter adattarsi a questo nuovo strumento di marketing. Infatti la relazione tra azienda e utente è diventata un elemento cardine delle strategie di marketing e di comunicazione.

Quindi, poiché viviamo di relazioni, queste si possono creare senza presa di posizione?

Il mondo sta cambiando velocemente, la generazione Millenial e la Generazione Z sono consapevoli del conto da pagare che hanno lasciato le generazioni precedenti (il marketing generazionale ha un ruolo decisivo nelle nuove strategie di marketing). Queste generazioni, le generazioni giovani del nostro presente, stanno prendendo posizione e stanno decidendo come cambiare il futuro. In questa situazione è impossibile creare relazioni durature con loro senza condividere le loro inquietudini e preoccupazioni.

Gillete, Nike o Airbnb: 3 case studies

Sono state le grandi aziende, grazie ai loro reparti marketing, a rendersi conto per prime che il marketing doveva aggiornarsi. Spesso queste realtà sono piene di contraddizioni: cercano delle cause da sostenere ma non migliorano le loro realtà produttive (anche se mi piace vedere queste azioni come un punto d’inizio verso il cambiamento 😉 ).

Ma questi brand riescono ad analizzare il loro target, parlare alle loro emozioni, fare dimenticare quelle contraddizioni e, addirittura, creare un valore per la società. 

Gillette, Nike e Airbnb sono tre case studies molto interessanti sull’utilizzo del marketing emozionale e del brand activism:

Gillete ha creato una campagna contro il bullismo con un video molto interessante  “We Believe: The Best Men Can Be”

Nike si è schierata contro la disuguaglianza di genere, i suoi due ultimi spot sono pieni di storie di donne che cambiano il mondo dello sport “Dream Crazier” e “Dream with us”

Per ultimo, ma non per questo meno importante, lo spot di Airbnb durante il Superbowl del 2018 a favore dell’accoglienza è stato bellissimo. Approfittando di un contesto storico molto difficile per chi si vede costretto ad emigrare, Airbnb, con una chiara presa di posizione contro le politiche di Trump, ha presentato lo spot “We accept” 

 In tutte queste campagne il prodotto non conta, il marchio non conta, il prezzo non conta. Conta soltanto ciò che stai dichiarando e come lo stai facendo.

Non è questione di grandi budget

Il marketing emozionale e il brand activism non “appartengono” al mondo dei grandi bugdet, ma piuttosto al mondo di chi vuole cambiare e ascoltare il suo target. Si parla di un marketing che ha le sue radici nelle persone e non nel prodotto.

Piccola realtà imprenditoriale, ente culturale o grande azienda? Non importa, la cosa importante è essere disposti a fare del marketing un’attività di valore.

 

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