Destagionalizzazione turistica - Articolo di Veronica Ramos

Destagionalizzazione turistica? Impossibile senza…

Destagionalizzare i flussi turistici è una nozione che torna ogni estate come la cura a tutti i problemi che il turismo di massa provoca in Italia. Continuando così a rafforzare l’idea che il turismo di massa sia il male, anche se la realtà economica e storica ci dimostra il contrario (riguardo a questo tema ne ho parlato qui).

La destagionalizzazione turistica non è un rimedio, ma una scelta su cui si doveva lavorare tanto tempo fa, prima ancora della crisi, per 3 motivi molto importanti:

Sopravvivenza delle realtà fuori degli itinerari classici

Sviluppo del territorio e delle comunità locali

Risvegliare il turismo degli italiani nel proprio Paese

Ho notato però che quando i mezzi di comunicazione affrontano questa tematica, si delinea l’idea che la destagionalizzazione sia una attività che riguarda i prezzi e i singoli eventi. Basta giocare con i prezzi a ribasso dei posti letto, inserire qualche evento nuovo durante l’anno e il gioco è fatto.

Ma la destagionalizzazione turistica è un lavoro molto più complesso e, sia il ribasso di prezzi che la creazione di eventi, sono una piccola parte di questo lavoro. Soprattutto perché basare una strategia di marketing turistico solo sulla politica dei prezzi è sempre molto rischioso.

Secondo me ci sono 3 pilastri molto importanti senza i quali è impossibile parlare di destagionalizzazione.

1. Sviluppare la destinazione turistica.

La destagionalizzazione turistica è una scelta economica che non dipende dal singolo albergo o comune, ma una scelta che va condivisa e affrontata dal pubblico e dal privato. Per questo motivo, è necessario mettere allo stesso tavolo il settore pubblico e il settore privato, per creare una destinazione turistica completa. Senza questo, qualsiasi destagionalizzazione turistica rimarrà un intento.

Questo perché, come ho detto prima, non basta la creazione di uno sporadico evento per far “piovere i turisti dal cielo”, c’è bisogno di una strategia e di investimenti per creare un progetto completo che porti un flusso più o meno costante al territorio. 

Non basta che due strutture ricettive decidano di restare aperte in bassa stagione o che le realtà culturali del territorio allunghino gli orari di apertura; c’è bisogno di una offerta culturale, enogastronomica e ludica, coadiuvata dalla presenza di servizi di aiuto al turista (come un ufficio informazioni attivo, mezzi di trasporto specifici per le esigenze turistiche, ecc…).

Destagionalizzazione turistica - heritage tourism

2. Investimenti per differenziare l’offerta e promuoverla.

Marketing, marketing, marketing.

Impossibile pensare allo sviluppo di nuove strategie turistiche senza tenere conto dei differenti target a cui ci rivolgiamo e dei diversi mezzi usati per raggiungerli.

In Italia abbiamo un territorio bellissimo e un ottimo cibo, ma non basta. Siamo in Europa e molti Paesi hanno quest’offerta. Noi ci dobbiamo differenziare creando offerte turistiche che rispecchino i desideri e le aspettative dei diversi target che si spostano in bassa stagione.

Una volta fatto questo lavoro, non dobbiamo pensare soltanto a promuovere le nostre offerte attraverso i tour operator che portano i gruppi, ma usare il web marketing.

Oggi pensare alla destagionalizzazione senza una buona strategia di web marketing è fare un buco nell’acqua: il sito, l’advertising e i social media, giocheranno un ruolo decisivo. Sempre più spesso i turisti organizzano le loro vacanze da soli con l’aiuto di internet, soprattutto i turisti che si spostano in bassa stagione, magari per organizzare la gita di un weekend o per una breve vacanza.

3. Impossibile senza lo heritage

Arriviamo a uno dei punti che mi lascia più perplessa quando sento parlare di destagionalizzazione turistica: eventi “culturali” e “enogastronomici” creati dal nulla, una o due volte all’anno senza un obiettivo preciso, o meglio senza una strategia dietro.

C‘è bisogno di un discorso coerente che presenti un programma più ampio e che risponda a una richiesta latente di turisti che richiedono sempre di più un turismo esperienziale e emozionale. Una richiesta che è ancora più forte durante la bassa stagione, quando i turisti che si spostano hanno richieste culturali più complesse. Ormai però l’emozione unica non è fare assaggiare il vino nella cantina, ma abbinare questo assaggio ad un’esperienza più ampia nel territorio.

In un paese come l’Italia lavorare su questa richiesta passa attraverso il rivolgersi allo Heritage Tourism, il turismo che interpreta tradizioni, idee e pensieri, creando esperienze uniche, da vivere soltanto in quel luogo e in quel momento.

In Italia abbiamo un mondo da far conoscere e il turismo può diventare il mezzo più potente per farlo, durante tutto l’anno.