Cultura e Marketing - Veronica Ramos

La cultura non è un accessorio del marketing

“La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia.” Dario Fo

Se le persone dovessero scegliere se raccontare la tua storia o la loro, sceglierebbero sempre di raccontare la loro storia. Non perché siano egoiste, non perché non conoscano la tua, ma perché prima devono sentire la tua storia come se fosse la loro e allora sceglieranno la “tua”.

Su questo principio si dovrebbero basare le attività di marketing che fanno uso della cultura. Invece spesso vedo trattare la cultura come un elemento utile per riempire piani editoriali, brochure oppure qualche speech. La cultura sembra l’appendice perfetto da aggiungere per cercare l’effetto “wow”.

Ed è così che ho visto aziende parlare di cultura in qualche giornata particolare oppure enti culturali parlare solo di eventi e mai di cultura per avvicinarsi alle loro community.

1.La cultura: + engagement, +reputazione, +crescita

Lontana dall’essere un “di più”, la cultura è un elemento indispensabile per creare strategie rivolte ad aumentare il legame tra le persone e le aziende. Inoltre non dobbiamo mai dimenticare che la cultura circonda le nostre aziende e anche i nostri clienti, la cultura è quello che ci permette di parlare con loro.

Ci sono diverse strategie per valorizzare la cultura e renderla parte della nostra realtà:

-Heritage Marketing (potete saperne di più qui)

-Creare mostre nelle aziende

-Sponsorizzare attività culturali nelle nostre città, ecc.

Ho scritto in passato articoli riguardo all’esito di questo tipo di strategie: come il caso studio di Burberry con “The Tale of Thomas Burberry” oppure di Yoox e la Fondazione Golinelli.

In tutti questi casi la cultura non è stata mai un accessorio, quindi mai sottovalutata oppure manipolata. La cultura condivisa compie la funzione di catalizzatore:

-Burberry usa la storia condivisa di un Paese per creare un nesso tra il suo heritage e la sua community.

-Yoox utilizza le sue conoscenze in ambito tecnologico per far parte della nuova cultura digitale che sta crescendo e che è sempre più presente.

Come dicevo tempo fa in un altro articolo:

Il marketing ormai è la nostra capacità di conoscere il nostro tempo, la nostra realtà e la nostra società, unita alla capacità di dare storie, dare cultura, dare bellezza.

2. Può un dentista scrivere un trattato sulla Filosofia Morale?

Essendo trattata come un accessorio, pare che non ci sia bisogno di preparazione per introdurre la cultura nelle attività di marketing, qualsiasi persona che conosca il marketing può prendere la cultura e, come un vasaio fa con l’argilla, trasformarla e manipolarla.

Alla fine basta leggere un libro per diventare storici vero? Ma se è un laureato in lettere a dire di essere un economista dopo aver letto un libro, apriti cielo!

Invece vi pongo questa domanda: può un dentista scrivere un trattato sulla Filosofia Morale? Diciamo che se non ha una seconda laurea e lavora come filoso piuttosto che come dentista difficilmente potrà fare un lavoro che richiede anni di studio.

La cultura è liquida, non è sta mai ferma ma allo stesso tempo è qualcosa di molto delicato, può essere contaminata e perdere la sua essenza. Può trasmettere i messaggi sbagliati perché non è stata decodificata correttamente. Per questo la sensibilità e la conoscenza devono essere capacità molto presenti quando vogliamo usare la cultura nel nostro marketing.

3. Creare valore significa creare community

La cultura crea valore e questo valore ci aiuta a creare la nostra community. Perché tanto nel mondo offline quanto nel mondo online le persone vogliono sentirsi parte di qualcosa.

Il consumismo “senza anima” è stato relegato all’ultima pagina di Google.

 

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